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Arbëreshë di Calabria: memoria balcanica

Verantwortlicher Autor: Silvestro Parise Kalabrien, 21.03.2026, 12:54 Uhr
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Arbëreshë di Calabria
Arbëreshë di Calabria  Bild: @Gianfranco Bellusci

Kalabrien [ENA] Arbëreshë di Calabria: memoria balcanica, tradizioni e identità in prospettiva europea Da oltre sei secoli la Calabria custodisce una delle esperienze culturali più singolari del Mediterraneo: quella delle comunità arbëreshë, discendenti degli albanesi.

discendenti degli albanesi che tra il XV e il XVI secolo attraversarono l’Adriatico per sottrarsi all’avanzata ottomana nei Balcani. Non si tratta soltanto di una vicenda migratoria, ma di un processo storico che ha generato una presenza stabile, capace di radicarsi nel territorio calabrese senza smarrire la propria matrice originaria. In Calabria nacquero o si consolidarono centri che ancora oggi rappresentano presìdi culturali di straordinaria continuità storica: Lungro, San Benedetto Ullano, Frascineto, Civita, Pallagorio e San Demetrio Corone sono solo alcuni dei luoghi in cui la memoria non è semplice evocazione del passato, ma pratica quotidiana.

In particolare, a San Demetrio Corone, conosciuta anche come Capitale dell’Arbëria, il Collegio di Sant'Adriano rappresenta uno dei simboli più alti della tradizione culturale arbëreshe: fondato nel XVIII secolo e divenuto nel tempo centro di formazione religiosa e civile, il Collegio ha svolto un ruolo decisivo nella tutela della lingua, nello studio del rito bizantino e nella formazione di una classe intellettuale capace di dialogare con l’Italia e con l’altra sponda dell’Adriatico. La sua storia si intreccia con quella di un’intera comunità che ha fatto dell’istruzione uno strumento di conservazione identitaria e di apertura culturale.

Lingua e rito costituiscono i pilastri di questa esperienza: l’arbëreshë è ancora parlato in ambito familiare e valorizzato attraverso percorsi scolastici e iniziative culturali. Non è soltanto un codice linguistico, ma un archivio vivente di canti, poesia orale e memoria collettiva, dove ogni parola custodisce una stratificazione di secoli, un lessico che racconta la migrazione, l’adattamento, la fedeltà alle origini. Accanto alla lingua, il rito bizantino - praticato nell’Eparchia di Lungro - conferisce alle comunità arbëreshe un profilo spirituale peculiare: le liturgie, l’iconostasi, il canto sacro orientale e la simbologia teologica rimandano a una tradizione che affonda le radici nell’Oriente cristiano.

I borghi disseminati tra il Pollino e l’area cosentina offrono ancora oggi un paesaggio culturale coerente: insegne bilingui, costumi tradizionali ricamati in oro, celebrazioni della Settimana Santa secondo l’antico calendario liturgico. In un tempo in cui il dibattito sulle identità appare spesso polarizzato, l’esperienza arbëreshe suggerisce una prospettiva diversa: l’identità non come chiusura, ma come continuità dinamica; non come barriera, ma come ponte. È una storia che appartiene alla Calabria e insieme all’Europa adriatica: un filo sottile ma resistente che unisce le sponde del mare, ricordando come la cultura, quando è custodita e condivisa, possa attraversare i secoli senza perdere la propria voce.

I borghi arbëreshë non rappresentano soltanto una memoria del passato, ma un ponte vivo tra l’Italia e l’area balcanica, rafforzato anche da recenti e significative visite istituzionali, come quelle del Presidente della Repubblica d’Albania, Bajram Begaj, e della Presidente della Repubblica del Kosovo, Vjosa Osmani, che hanno rappresentato momenti di grande rilievo simbolico e diplomatico. Visite, sostenute dalla Regione Calabria e coordinate dalla Fondazione Istituto Regionale Comunità Arbëreshe di Calabria, che hanno riaffermato un legame non soltanto culturale, ma anche politico e istituzionale, rafforzando il dialogo tra Italia, Albania e Kosovo in una prospettiva europea condivisa.

In tali occasioni è emersa con forza l’idea che la diaspora arbëreshe non sia una semplice eredità del passato, ma una componente attiva delle relazioni tra le due sponde dell’Adriatico, con una memoria storica che si traduce in cooperazione culturale, accademica ed economica. Oggi, mentre l’Europa affronta nuove sfide migratorie e identitarie, l’esperienza arbëreshe offre un modello positivo: una storia di accoglienza riuscita, di memoria custodita e di dialogo continuo con l’area balcanica. Le visite dei Presidenti Begaj e Osmani hanno confermato e ribadito che questo patrimonio non appartiene soltanto alla storia, ma al presente e al futuro delle relazioni tra i popoli dell’Adriatico, in una dimensione pienamente europea.

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